giovedì 1 ottobre 2009

Le impronte del Diavolo

Eh si, ci dobbiamo scusare! Il blog procede al rilento, ma ignorando questo fatto, le visite continuano ad aumentare, al punto da aver dovuto sostituire il contatore perchè oramai aveva ricomiciato da capo a contare! A fondo pagina potete trovare quello nuovo, con un numero da far girare la testa!

Ma parliamo di cose un pò più serie. Il nostro sondaggio nella quale vi chiedevamo secondo voi quali argomenti avremmo dovuto trattare di più, dopo l'immortale UFOLOGIA, già ampliamente trattata, come la seconda classificata MASSONERIA, abbiamo deciso di dare spazio alle LEGGENDE, sempre interessanti e che creano curiosità in chiunque le senta raccontare.

Chi di noi, nella vita, magari seduto ad un tavolo con amici o conoscenti, non ha mai parlato o sentito parlare di leggende? Chi abita in periferia o addirittura in campagna, mi ha sicuramente capito, I luoghi misteriosi al bordo della città sono sicuramente maggiori in numero a quelli che si possono trovare nelle città stesse. In queste ambientazioni, frutto di tradizioni e credenze, al centro dei racconti leggendari, c'è spesso la figura del Diavolo. In questa storia che vi vado a raccontare, tratta dal sito "http://www.misterieleggende.com/" è proprio lui il protagonista, il caprone con gli zoccoli e le corna!
L'inverno del 1885 fu eccezionalmente severo per il sudovest dell'Inghilterra, regione solitamente visitata da climi niente affatto rigidi. La mattina dell'8 febbraio, il signor Albert Brailsford, preside della scuola di un paesino nel Devon, si avvicinò alla finestra del salotto per vedere se nella notte era nevicato. Di colpo, la sua attenzione era stata attratta da una linea di impronte, o meglio, orme caprine che si sviluppavano lungo la strada che conduceva al villaggio. A prima vista si sarebbero dette normali impronte di un cavallo ferrato, ma a meglio osservare si capiva che non poteva essere, dal momento che erano perfettamente disposte lungo un'unica linea perfettamente diritta, come se le zampe dell'animale fossero state messe una davanti all'altra. Fosse stato un cavallo avrebbe dovuto avere una sola gamba sulla quale saltellare. Se invece la misteriosa creatura possedeva due zampe, procedeva con grande attenzione, come un equilibrista su un filo teso. Ma ciò che ancor più era curioso, consisteva nel fatto che le impronte, non più lunghe di 10 cm, distavano fra loro soltanto 16 cm. Infine, risultavano nitidissime, come se fossero state ottenute immergendo nella neve una sagoma di ferro riscaldato. La curiosità prevalse e i cittadini seguirono le orme fino alla fine del percorso, che andava a terminare contro un muro di mattoni. Ma le sorprese non erano finite. Le impronte infatti riprendevano proprio al di là della parete, senza però che la coltre di neve accumulatasi sulla parte alta del muro risultasse in qualche modo calpestata. Poi le impronte raggiungevano un covone di grano, per ritrovarsi oltre, senza che, anche in questo caso, si notasse il passaggio di qualche corpo pesante. E non bastava ancora. Passavano sotto un cespuglio di rosa spina e sopra alcuni tetti.

Insomma, era come se qualche burlone equilibrista si fosse divertito durante la notte a costruire un rompicapo per i poveri villici. L'ipotesi di un giocherellone venne però subito scartata. Le orme sembravano non finire mai. Ne vennero trovate ancora a parecchi chilometri di distanza dalla periferia del paese, lungo la campagna del Devon. Sembravano procedere in modo disordinato ed erratico per andare a toccare alcune altre piccole città e villaggi. Se si trattava davvero di un burlone equilibrista, doveva aver fatto una bella faticaccia per coprire più di 50 km nel gelo della notte e in mezzo alla neve fresca e alta. Per di più doveva avere anche una certa fretta, visto che le impronte si fermavano sovente sul limitare delle porte, ma solo per invertire la direzione e dirigersi nuovamente altrove. Ad un certo punto, avevano valicato l'estuario del fiume Exe. Tuttavia, al di la, vale a dire a Exmouth, non se ne incontravano più, come se il misterioso essere fosse ritornato sui suoi passi. Ovviamente, in tutto quell'itinerario, non esisteva alcuna logica, era come un percorso fatto a casaccio. In certi punti, le impronte di "cavallo"' presentavano una fenditura nel mezzo, facendo pensare a uno zoccolo spezzato. Siamo in piena era vittoriana e nessuno fra i contadini di quei luoghi dubitava dell'esistenza del diavolo. A questo pensiero qualcuno aveva imbracciato una doppietta e si era messo a caccia. La notte tutti chiusero accuratamente le porte di casa, tenendo i fucili a portata di mano, a fianco del letto. Ci volle una settimana prima che la notizia venisse riportata dai giornali. Il primo a raccontarla fu il londinese «Times» il 16 febbraio 1855, aggiungendo che erano stati molti i contadini a trovare le misteriose tracce nei cortili delle loro case. Il giorno dopo era toccato alla «Plymouth Gazette», la quale riportava l'idea di un prete che suggeriva trattarsi di un canguro, dimenticando che il canguro ha zampe artigliate. Ipotesi contestata e contrastata da quella, certamente più plausibile, presentata sul «Flying Post» che indicava in un uccello la probabile causa del misterioso percorso di orme. Teoria immediatamente smontata da un altro articolo comparso su «Illustrated London News» in cui si faceva osservare che non esiste al mondo alcun uccello munito di zoccoli ferrati! In aggiunta, l'articolista segnalava che, pur avendo trascorso oltre cinque mesi nelle distese innevate del Canada, non gli era mai capitato di osservare impronte simili. Il 3 marzo, sull'«Illustrated London News» il grande naturalista e anatomista Richard Owen sentenziava che l'analisi scientifica delle impronte parlava a favore di un tasso. Quella notte, evidentemente, alcuni tassi si erano ridestati dal sonno invernale ed erano usciti dalle tane alla ricerca di cibo. Ipotesi plausibile, peccato che Owen non spiegasse per quale stravagante motivo tutti quei tassi avessero deciso di andare a caccia saltellando su una sola zampa. Un altro testimone, un medico, rivelò assieme ad un collega «di aver impegnato non poche ore nell’approfondito studio delle peculiarità intrinseche di quelle particolari impronte» (in tempi vittoriani si provava una qual certa soddisfazione nell'utilizzare linguaggi tanto pomposi per arrivare a non affermare nulla). Egli dichiarò che «a seguito di minuziose osservazioni era stato possibile porre in risalto che l'impronta del misterioso zoccolo era costituita da dita e pianta certamente ascrivibili a un qualche animale», nella fattispecie si trattava di una lontra. Un altro reporter ancora, che si firmava con lo pseudonimo di "Ornither", disse che si trattava certamente delle orme lasciate dietro di sé da un'otarda, dal momento che le dita esterne risultavano arrotondate. Un altro gentiluomo di Sudbury dichiarò che negli ultimi tempi nella sua zona aveva notato alcuni grossi ratti scorrazzare nei campi di patate. Le impronte lasciate dai grossi topi erano del tutto simili a quelle misteriose, che i giornali già battezzavano "impronte del diavolo".

I ratti, saltellando in mezzo alla neve e atterrando ad ogni balzo sul corpo intero avevano lasciato quei segni, per combinazione simili a impronte di zoccoli di animali. Un corrispondente scozzese parlò di lepre o moffetta, a zonzo a caccia di cibo. La stravaganza e la difformità di tutte queste spiegazioni, così stralunale e assurde, si giustificava con l'obiettiva difficoltà di trovare una risposta al mistero. La questione meno comprensibile - quella che sfidava ogni ipotesi, stava nella singolare disposizione delle impronte, una in fila all’ altra seguendo una linea retta, come se fossero state lasciate da un animale dotato di una sola zampa. Senza dimenticare, poi, la complicazione aggiuntiva di capire come lo strano essere avesse potuto percorrere in quelle condizioni, al freddo e di notte, oltre 50 km. Forse l'ipotesi più plausibile venne proposta da Geoffrey Household, il quale nel 1985 ha pubblicato un libro in cui sono raccolte tutte le testimonianze legate a questo caso misterioso. Ecco la possibile, logica, spiegazione dei fatti: “sono propenso a ritenere che quella notte dal centro del porto militare di Devonport si sia innalzato, forse a seguito di qualche disguido, un pallone sonda. Libero dagli ormeggi, ha potuto sorvolare la zona senza alcun controllo. Dall'oggetto pendevano due sacchetti appesi a delle funi. Sono stati questi pesi a lasciare le impronte e questo spiega anche come mai ne sono state trovate pure sui tetti delle case... Il maggiore Carter, un uomo del posto, mi ha detto che il nonno all'epoca lavorava proprio alla base di Devonport e che una volta gli aveva raccontato del pallone, la cui "fuga" accidentale aveva provocato danni a giardini, serre, fienili, finestre un po' ovunque nella zona. Alla fine aveva terminato il viaggio precipitando nei pressi di Honiton.”

Si tratta senz'altro di un'informazione importante che potrebbe spiegare la dinamica di ciò che successe. Ma, pur dandola per buona, c'è almeno ancora un dettaglio che non quadra. Se si da un'occhiata su una cartina geografica alla serie di impronte, si nota immediatamente che fanno ampi, indecifrabili giri fra i centri di Topsham e Exmouth. Un pallone sonda si sarebbe "comportato" in un modo tanto disordinato? Non avrebbe, invece, seguito un percorso lungo una linea retta, nella direzione del vento prevalente, che quella notte, detto per inciso, soffiava da est? Il problema fu, come già si è detto, il grave ritardo con cui i mass media presero a interessarsi del problema. Nel frattempo, infatti, la maggior parte degli elementi salienti del caso erano già stati alterati. Per esempio, sarebbe stato interessante sapere se la neve caduta quella notte era stata la prima neve di quel febbraio del 1885. Quell'anno l'inverno era stato particolarmente rigido e non è da escludere che molti piccoli ammali come ratti, conigli e tassi avessero interrotto il letargo per uscire anzitempo dalle tane a caccia di cibo. Una lettera inviata al giornale «Plymouth Gazette» datata 17 febbraio inizia con queste parole: «La notte di giovedì 8 febbraio è stata caratterizzata da un'intensa nevicata, cui ha fatto seguito pioggia e un forte vento da est, e una rigida brinata la mattina». Certamente, la notte in giro per la zona c'erano molti piccoli animali a caccia di cibo. Ma soltanto il venerdì mattina, sul nuovo e fresco mantello di neve, era stato possibile osservare le impronte. Queste, oltre tutto, avrebbero potuto essere rimarcate dalla pioggia che aveva ulteriormente scavato nel manto nevoso, per solidificarsi la mattina per la forte brinata. Questo, per esempio, spiegherebbe bene l'impressione che molti osservatori ebbero di impronte come "impresse a viva forza" nella neve. Però se il terreno era già ricoperto di neve prima della notte dell' 8 febbraio, ecco che allora pure questa plausibile teoria deve essere abbandonata. Quand'anche la si desse per valida, non si comprende come mai alcune impronte siano state ritrovate sulla sommità dei muri, sui covoni, sui tetti... Insomma, un bel rebus. Un mistero che, dopo tanti anni, continua a restare insoluto.

venerdì 11 settembre 2009

Il Vecchio Ospedale di Montecatone

Un luogo diventa cupo e misterioso indipendentemente dai fenomeni dalla quale è pervaso. Un luogo può essere inquitante a livelli massimi anche senza la presenza di fantasmi o di non convenzionali manifestazioni. Solo l'energia rilasciata da chi è passato di li lo rende ineguagliabile, il tempo e il degrado fanno il resto. Come vi avevamo promesso, un nostro gentilissimo lettore, ci ha fatto un grossissimo favore: è andato a visitare per noi, durante l'estate, uno dei luoghi più misteriosi d'Italia, l'Ospedale di Montecatone nei pressi di IMOLA, riportato anche nella lista pubblicata da noi qualche tempo fa.


Ecco il link:


Pubblico qui di seguito la mail che mi è arrivata, che mi conferma l'avvenuto sopraluogo e le sensazioni che il posto trasmette:

"Gentile Andrea,
mi sono recato nuovamente all' Ospedale di Montecatone durante l' estate. Abbiamo fatto altre foto e un lungo filmato con la videocamera. La foto che le avevo inviato alla fine è risultata una macchia del muro, e per quel che riguarda la sedia di cui si legge su molti siti, in cui si dice che in foto appare una macchia rossa misteriosa, in realtà è semplicemente un adesivo attaccato allo schienale.Comunque l' ospedale è davvero molto molto suggestivo, anche se naturalmente la seconda visita risulta sempre più ''semplice'': manca quella fondamentale paura dell' ignoto che genera sempre qualche brivido in più. Abbiamo saputo che c'è un' altra ala, dalla parte opposta, ugualmente chiusa; ci siamo ripromessi di andare a farci un salto prossimamente. L' ospedale non è stato più utilizzato negli ultimi 30/40 anni, ed è oltretutto stato utilizzato per poco tempo (dentro ci sono ancora cartelle cliniche risalenti agli anni '60). E' però davvero in ottimo stato, a livello strutturale, penso quindi di poter dire che si può visitare tranquillamente senza paura che ti crolli in testa il soffitto! Ci sono lunghi corridoi poco illuminati molto suggestivi, la cappella abbandonata, i sotterranei con alcune parti bruciate.. E' il classico posto che tutti abbiamo sognato almeno una volta da ragazzini! Le invio un paio di foto, la seconda è stata scattata in uno dei sotterranei, in realtà a livello strada, dove le finestre sono andate completamente distrutte e il fuoco ha fatto il resto. Direi ci si potrebbe organizzare."

Ne approfitto per ringraziare di cuore il nostro speciale "inviato", e invito tutti a visitare, magari insieme ad un amico, uno dei numerosi luoghi misteriosi inclusi nella lista (riportata al link sopra), e di portare la propria testimonianza, audio, video e fotografica, senza, naturalmente, rischiare di farsi crollare in testa qualche grondaia! Ma passiamo alle foto, davvero, davvero suggestive ed impressionanti.

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La mail fa pregustare un ritorno sul luogo, per saziare ancora di più la nostra e la vostra curiosità! Parte dello staff di MM si sta attrezzando per far visita ad l'albergo abbandonato dei Piani di Praglia, come già accennato in un post precedente.
Seguiranno aggiornamenti!!
IN VERITAS.

martedì 8 settembre 2009

Avvistamento UFO in Trentino!

Siamo tornati dalle vacanze, e appena aperta la casella di posta elettronica (mondomistero7@yahoo.it) siamo stati sistematicamente inondati da mail di ogni genere, da chi fa segnalazioni, fin a chi ci chiede informazioni sui più svariati argomenti. Ci scusiamo con chi non riceverà una nostra risposta, ma umanamnte, non riusciamo a rispondere a tutti, sopratutto a coloro che ci chiedono informazioni su argomenti così complessi che servirebbe una intera giornata per rispondere!

Ma tra tutte queste e-mail, abbiamo deciso di pubblicarne una, che in allegato aveva una fantastica foto, raffigurante un paesaggio, con in cielo un evidentissimo Oggetto Volante Non Identificato, anche questa scattata in Trentino, come quella dell'articolo pubblicato il mese scorso. Ringraziamo di cuore l'autore.

Ecco la mail:

"Salve. Ho scoperto il vostro sito e letto l'articolo sull'ufo in trentino il 22/8/2009 mentre cercavo notizie su avvistamenti di ufo nel trentino, giacchè il giorno precedente ho fatto una gita da Mestre, dove abito, fino alla malga Juribello vicino al passo Valles. Ho fatto qualche foto e verso sera sono rientrato a casa. Ho caricato le foto sul computer e scopro che su una c'è una piccola macchia nera proprio come sull'articolo.
L'ora dello scatto è avvenuto alle 14.39. Ne ho fatta un'altra dopo pochi secondi perchè non mi piaceva l'inquadratura. La macchia nera però non c'era più. Ho notato però che nella seconda foto a destra nel cielo appare una scia simile a quella che lasciano gli aerei.

Facendo degli zoom però non si vedono aerei. Secondo il mio modesto parere in pochi secondi non è probabile che possa averla fatta un aereo. Comunque questi sono i fatti che documento con le due foto. Saluti."

Ed ecco la foto:


Vi consiglio di salvarla sul vostro PC, per poter notare ed accertare, che al centro della foto si trova un oggetto discoidale, inclinato verso destra. L'esamina della foto equivale a quella fatta nello scorso post sulla foto del presunto UFO in Trentino, http://mondomistero.blogspot.com/2009/07/ufo-in-trentino.html, l'ipotesi aereo, uccello o qualsiasi oggetto identificato non è plausibile, visto che, nella sucessiva foto, il punto scompare senza lasciare alcuna traccia!


Tornando alla foto, è di sicuro una delle più interessanti immagini amatoriali di carattere ufologico che io abbia mai visto. L'oggetto è davvero nitido e delineato, nessun segno di "taroccamento", come l'apparizione di strani pixel intorno al soggetto, che potrebbero far pensare ad un aggunta con Photoshop! Davvero interessante anche la vicinanza temporale dello scatto con quello pubblicato da me in precedenza. Ma in un periodo di "maretta" ufologica come questo, ci si può davvero aspettare di tutto.

La verità è la nostra libertà.

Avvistamento UFO in Trentino!